giovedì, aprile 03, 2008

post della mezza

Io + tuta + pantofole tirolesi + laptop + birra + allevi:
questa sera c'è tanto vento: prima mi soffiava addosso con un pò troppo entusiasmo, o forse ero io che con altrettanta carica gli correvo incontro.
Non è assuefazione quella che mi porta a quest'ora a scrivere, solo che ho troppe cose da dire e troppi turbinii mentali da rigettare, che neanche la corsa ha smaltito.
Il mercoledì sera c’è il mio corso di latino americano…ed è da quando avevo deciso che il Nepal stesse aspettandomi che al corso ci vado di corsa... mi distraggo ballando e poi torno verso casa di corsa nuovamente, dribblando abilmente ogni sorta di gentilezza della serie “ti porto a casa io…”.
Con l’mp3 nelle orecchie vado verso Lecco, oggi c’era ancora tanta luce e non ci ero abituato perché l’ora è cambiata solo domenica, ma il traffico è sempre quello di sempre. L’mp3 al ritorno lo lascio in tasca: macchine non ne passano tante, c’è il vento che suona e gli alberi che incontro a tratti per strada cantano…tutto un vociare di rami e rametti. Ogni tanto qualche rompicoglione passa con il macchinone e suona: “cazzo c’hai da suonare?! Ti sembro una bionda a cui gridare –aaah bbona!-”
Altrimenti è la ritmica delle mie scarpe sull’asfalto, il frusciare dello zaino ben allacciato sulla schiena, con dentro l’essenziale per ballare: scarpette, tuta, maglietta e asciugamano.
Questa sera avevo la mente da lasciare libera: siccome in Nepal non ci vado più... non ho nemmeno il pensiero di controllare troppo il cardiofrequenzimetro, il ritmo, l’allenamento...quindi ho più tempo per stare con me.
Ho pensato che qui a casa mia, del popolo dei blogger sono entrati in ordine Clark e compagna (quando ancora questa chiocciola era in fase embrionale), Silly, Js e ieri sera Caotyc. Quanto tempo sarà passato da un commento di Caotyc?!: conosce quasi riga per riga di questo blog, assistente di quello spettacolo per spettatori non paganti che è il mio vivere da 3 anni a questa parte. Prima incredula e diffidente che abbia visto il vero volto oltre la maschera, tra le prime righe, i primi pensieri.
Quasi come un bambino, l’ho trascinata nel prato: “questo è il muretto da dove ci buttavamo… e questi garage dove ci arrampicavamo...ti ricordi che ne avevo parlato in un post?! (certo che se lo ricorda stupido!)... e qui gli alberi che dicevo essere alberelli che nemmeno un bambino poteva usarne l’ombra... gli ultimi 2 sabati abbiamo tagliato e sradicato un pino e un abete perché le radici stavano spaccando il cemento dei muri dei garage. L’abete l’aveva piantato mio nonno. Me l’hanno detto i miei vicini di casa mentre lo tagliavo. Che strano giro che fa la vita: mio nonno 20 anni fa piantava un albero nel giardinetto della casa, questo cresce che lo potrei usare come scala di emergenza, come il palo che usano i pompieri in caserma, perché arriva al terzo piano davanti al mio terrazzo… poi arrivo io che ci do dentro con motosega, boscaiola e fulciot, taglio in piccoli pezzetti e archivio il tutto in garage… in attesa che seccata la legna faccia un viaggio su per il mio camino. Chissà se mio nonno aveva avuto questo pensiero mentre lo piantava! Chissà cosa penserebbe ora vedendomi a casa sua? Chissà se è qui di fianco a me con una mano sulla spalla mentre io mi sento solo? Chissà se è d’accordo con me? Chissà se mi guarda con quello sguardo severo e con i denti serrati...cacchio non avevo dubbi che il gesto successivo sarebbe stato una sberla!
Oppure se mi sta guardando con il suo sorriso rassicurante e scuotendo la testa dice “te se stupit”. Chissà se avrebbe qualcosa da dirmi, qualcosa che gli anni insegnano, qualcosa che mi sfugge, se ha un senso chiedere e attendere.

Perché nonno non mi vieni a svegliare domani mattina che poi nonna Carmen mi porta all’asilo tenendomi per mano? E poi …e poi mi fate fare il salto al 3…tanto lo sai che io inizio a saltare al 2,5 così non fate fatica e io vado più in alto!
Poi mi vieni a prendere tu in macchina che così facciamo presto che alle 4 inizia bim bum bam e ci sono i Puffi e lady Oscar, la crostatina con il thè con il latte dentro?

3 Comments:

Blogger L@dy Cocc@ said...

cavolo se rimpiango quei giorni in cui mio nonno o mia zia venivano a prendermi all'asilo o a scuola, x poi portarmi al parco a fare merenda con la briosche al cioccolato (comprata nella latteria di fiducia)e l'estathé al limone, e poi a giocare con i miei amichetti.. andava sempre a finire che i compiti li facevo alla sera, xkè figurati se loro mi davano il dispiacere di non farmi giocare e divertire al parco.. eheh, tanto poi il nonno e la zia gliene cantavano quattro ai miei genitori se solo osavano ridire qsa sul fatto che non avevano fatto i compiti..

mio nonno non ha nemmeno fatto in tempo a vedermi prendere la patente, e io me lo ricordo l'ultima (anzi penultima) volta con in mano una forbice da sarto xkè doveva confezionarmi una maglia x halloween.. ed ero anche un po' arrabbiata con lui xkè il collo non era venuto come volevo.. :)

mia zia non ha fatto in tempo a vedere nulla della mia vita, se non i primi anni di scuola.. è lei che mi ha insegnato come memorizzare le poesie, pomeriggi interi in cucina a ripetere.. e poi le devo un sacco di altre cose che ci sarebbe da fare una lista infinita.. :)

grazie x avermi fatta tornare indietro nel tempo x qualche istante..

3:19 PM  
Anonymous Biso said...

Mia nonna mi portava apasseggio in carrozzina e poi per tanti anni mi sono fatta tenere per mano da mia lei...Negli ultimi ani della sua vita l'ho tenuta per mano io, portandola a passeggio, su e giù per le scale e anche ho anche spinto la sua carrozzella. Lei mi ringraziava e diceva:"che Dio ti benedica" e aggiungeva ridendo:"sono io la bambina ora non più tu...". Vorrei tanto avere la sua semplicità di vedere le cose!!! Però una cosa è certa. Lei mi sta tenendo per mano anche ora.

12:06 AM  
Blogger Spippy said...

Io i miei nonni me li sono goduti poco. Due se ne sono andati che ero piccina, un altro si è ammalato di quella brutta malattia che è l'Alzheimer e alla fine quasi non riconosceva nemmeno più noi della famiglia. L'altra nonna invece è restata con me fino alla quarta superiore, poi si è spenta tranquillamente. Forte, caparbia, testarda.. passavo le mattine d'estate con lei, mi faceva fare i compiti mentre lei guardava le telenovele. E mi preparava dei maccheroncini che erano una favola. Il giorno di Natale mi faceva trovare qualche pacchetto anche in casa sua, nel pentolone di rame che teneva sotto il camino. Mi manca, la mia nonna. La prima gelataia in assoluto di Imola. Al suo funerale hanno sfilato i suoi vecchi amici partigiani. C'è da sentirsi orgogliosi, ad avere avuto dei nonni così.

Un baciottolo.

6:23 PM  

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